Charles Ponzi e lo schema che porta il suo nome
Nel 1920 Charles Ponzi prometteva di raddoppiare i soldi in tre mesi grazie a dei francobolli. Pagava i primi con i soldi degli ultimi. La storia esilarante (e istruttiva) dello schema Ponzi.

Nel 1920, a Boston, Charles Ponzi prometteva di raddoppiare i risparmi della gente in tre mesi. Il segreto del suo «genio finanziario»? Dei buoni postali. Diceva di comprarli a poco prezzo in un Paese e rivenderli a valore pieno in un altro, lucrando sulla differenza. In realtà non comprava quasi niente: pagava i rendimenti dei primi clienti con i soldi dei nuovi, e sorrideva. Finché la fila all'ingresso cresceva, sembrava un mago della finanza. È lo schema che ancora oggi porta, suo malgrado per le vittime, il suo nome.
La promessa che spegne il cervello
Ponzi fondò la Securities Exchange Company e mise sul piatto un rendimento del 50% in 45 giorni. Sulla carta l'idea aveva perfino un fondamento: i coupon di risposta postale internazionale costavano diverso da Paese a Paese, e in teoria sulla differenza si poteva guadagnare qualcosa. In pratica trasformare montagne di francobolli in milioni di dollari era impossibile, e Ponzi lo capì abbastanza presto. Andò avanti lo stesso, perché la macchina ormai girava da sola e lui era comodamente seduto al centro.
La meccanica del crollo
Il primo mese investirono in diciotto, con poco più di mille dollari. Vennero pagati puntuali il mese dopo, con i quattrini dei nuovi arrivati. Il passaparola fece il resto, e fu un passaparola entusiasta: migliaia di persone portarono i risparmi, e l'azienda arrivò a raccogliere circa quindici milioni di dollari nell'estate del 1920, cifra da capogiro per l'epoca. Ma uno schema così ha un solo carburante, gli ingressi continui. Appena i versamenti rallentarono e fioccarono le richieste di rimborso, la cassa si rivelò per quello che era, cioè vuota. Il castello venne giù, e Ponzi passò dalle suite ai tribunali.
Come lo riconosci oggi (perché è ancora in giro)
Lo schema Ponzi non è un cimelio impolverato. Rispunta puntuale ogni volta che qualcuno promette guadagni alti, costanti e «garantiti», con una vaghezza sospetta su dove finiscano davvero i soldi. I campanelli sono sempre gli stessi. Primo, rendimenti fuori da ogni logica di mercato, costanti come non lo è nessun investimento vero. Poi la spinta gentile a reinvestire invece di incassare, perché ritirare i soldi rovinerebbe la festa. E quasi sempre l'invito a portare amici e parenti, spacciato per favore quando è benzina per la macchina. Quando un investimento paga i vecchi solo perché arrivano i nuovi, non stai guardando una macchina che crea ricchezza, ma una sedia musicale: prima o poi la musica si ferma, e qualcuno resta in piedi.
Il filo che lega Ponzi alle telefonate truffa è la promessa che zittisce il dubbio. Per allenare l'occhio leggi come difendersi dalle truffe telefoniche, e per altre storie da manuale l'hub storie di truffe.
Fonti
- Charles Ponzi, Wikipedia
- US National Archives, When Ponzi's Bubble Burst
Domande frequenti
Cos'è uno schema Ponzi?
Un finto investimento che paga i rendimenti ai vecchi clienti con i versamenti dei nuovi, senza un'attività reale che generi profitti. Regge finché entra abbastanza denaro fresco, poi viene giù come un castello di carte.
Cosa prometteva Charles Ponzi?
Un guadagno del 50% in 45 giorni, fino al 100% in 90, dicendo di sfruttare l'arbitraggio sui coupon di risposta postale internazionale. I francobolli, insomma.
Come finì?
La sua società raccolse circa 15 milioni di dollari nel 1920, ma i conti erano un'illusione ottica. Appena i versamenti rallentarono, lo schema implose e Ponzi finì sotto processo.
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