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Anna Delvey, la finta ereditiera

· Osservatorio Truffe

Anna Delvey si spacciava per un'ereditiera tedesca con un fondo da decine di milioni e incantò la New York che conta. Storia di un raggiro fatto di sicurezza e mance generose, e cosa ci insegna.

La silhouette elegante di una persona davanti allo skyline notturno di New York, con un riflesso ambra

Anna Delvey ha convinto la parte più sofisticata di New York di essere una ricca ereditiera tedesca, e lo ha fatto senza un soldo vero in tasca. La sua arma non era un documento falso particolarmente raffinato, ma un atteggiamento: vestiti giusti, mance da capogiro e la sicurezza di chi non controlla mai il conto. Dietro il nome Delvey c'era Anna Sorokin, nata in Russia e cresciuta in Germania, e dietro il fondo da decine di milioni non c'era assolutamente nulla. La sua storia è un manuale su quanto ci fidiamo delle apparenze.

L'ereditiera che non era

Tra il 2013 e il 2017 Sorokin si muove nei posti giusti di Manhattan con il nome di Anna Delvey. Racconta di un patrimonio familiare e di un fondo fiduciario da circa 60 milioni di euro, in arrivo non appena sbrigate certe formalità. Nessuno chiede mai di vederlo. Paga in contanti, lascia mance generose, prenota hotel di lusso, e questo basta a costruirle attorno la reputazione di una che i soldi li ha davvero. La fiducia, una volta concessa, si autoalimenta: più sembri ricca, meno ti chiedono prove.

Il colpo grosso che non andò in porto

Il piano vero era ambizioso. Delvey voleva aprire un club d'arte privato, la Anna Delvey Foundation, e per finanziarlo cercava un prestito enorme. Nel 2016 presentò a una banca documenti che dichiaravano un patrimonio da 60 milioni di euro su conti svizzeri, chiedendo un prestito da 22 milioni di dollari, e tentò una mossa simile con un fondo d'investimento per una cifra ancora maggiore. Qui il bluff iniziò a incrinarsi: i controlli sui documenti non tornavano, e il finanziamento milionario non arrivò mai. Ottenne però una piccola linea di credito, e soprattutto continuò a vivere a sbafo facendo leva sulla reputazione costruita.

Il conto presentato

Quando il castello crollò, l'accusa quantificò in circa 275.000 dollari il valore di ciò che aveva sottratto tra istituti di credito, alberghi e persone che si fidavano di lei. Nel 2019 una giuria di Manhattan la riconobbe colpevole di furto aggravato, furto di servizi e altri capi d'imputazione. Fu condannata al carcere, con multa e risarcimento, e rilasciata nel 2021 per buona condotta, salvo finire poi nelle maglie dell'immigrazione per aver superato i termini del visto.

Cosa ci lascia questa storia

Il raggiro di Delvey non viaggiava per telefono, eppure parla la stessa lingua delle truffe che racconta questo sito. Il trucco non è il documento perfetto, è la messa in scena che spegne i nostri dubbi: l'autorità simulata, l'urgenza, l'ambiente che intimidisce e fa sembrare scortese chiedere una prova. È esattamente il copione che un finto operatore usa al telefono quando ti mette fretta e si presenta sicuro. La difesa è la stessa, antipatica e infallibile: verificare prima di fidarti, anche quando sembra fuori luogo. Una mancia generosa non è un estratto conto, e un tono deciso non è un'identità.

Per allenare lo stesso riflesso sulle chiamate leggi come difendersi dalle truffe telefoniche, e per altre messe in scena celebri sfoglia le storie di truffe.

Fonti

Domande frequenti

Chi è davvero Anna Delvey?

Si chiama Anna Sorokin, nata in Russia e cresciuta in Germania. A New York si presentava come Anna Delvey, ricca ereditiera tedesca con un fondo fiduciario da circa 60 milioni di euro che non è mai esistito.

Quanto ha truffato?

Secondo l'accusa, intorno ai 275.000 dollari sottratti tra banche, hotel e conoscenti. Le banche, però, non concessero mai il prestito milionario che cercava per il suo progetto.

Come è finita?

Una giuria di Manhattan la condannò nel 2019 per furto aggravato e altri reati. Scontata la pena, fu rilasciata nel 2021 per buona condotta e poi trattenuta per questioni di immigrazione.

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